Psicoterapia dell’età evolutiva e momenti evolutivi

PSICOTERAPIA DELL’ETÀ EVOLUTIVA E MOMENTI EVOLUTIVI
Emanuela Iacchia

Psicologa psicoterapeuta SITCC, docente nelle Scuole di psicoterapia di Torino, Como, docente al Master di Psicoterapia dell’età evolutiva organizzato dal Centro Clinico Crocetta. Lo psicoterapeuta che lavora con i bambini deve conoscere in modo specifi co i diversi momenti evolutivi della loro crescita per non cadere in grossolani errori di valutazione e quindi di diagnosi. Si tenga comunque presente che grazie all’aiuto dell’adulto il bambino può mettere in atto capacità superiori a quelle tipiche del suo momento evolutivo (Zona di Sviluppo Prossimale, L.S. Vygotskij, 1962).

SCALA DI SVILUPPO DA 0 A 3 ANNI
SVILUPPO MOTORIO

1 Mese
Il bambino giace sul dorso con il capo da un lato; il braccio sullo stesso lato esteso, oppure tutte e due le braccia fl esse; gambe fl esse, ginocchia divaricate. Ha dei movimenti ampi e scattanti degli arti e le braccia più attive delle gambe.
Le dita delle mani e dei piedi sono divaricate durante i movimenti estensori degli arti. Toccando la guancia si volge dalla stessa parte, toccando l’orecchio si volge dall’altra; sollevandolo, il capo cade ciondolante. Tenuto seduto il capo cade in avanti. Messo prono sulla faccia, il capo si volge di lato; braccia e gambe flesse sotto il corpo; solleva le natiche. Tenuto in piedi su una superfi cie piana estende le gambe e spesso fa dei movimenti di “marcia” rifl essi.

3 Mesi
Preferisce giacere sul dorso con il capo sulla linea mediana. I suoi arti sono più pieghevoli, i movimenti più armoniosi e continui. Agita le braccia simmetricamente e le mani sono più sciolte. Porta le mani dai lati alla linea mediana sul petto o il mento.

Scalcia vigorosamente alternando le gambe, occasionalmente insieme.
Tenuto seduto si tiene eretto (tranne che nella regione lombare) con il capo diritto e fermo per parecchi secondi, prima di piegarlo in avanti.
Messo prono solleva molto il capo, e la parte superiore del petto sulla linea mediana, usando gli avambracci come sostegno, graffi ando la superfi cie del tavolo, tiene le gambe tese e le natiche
abbassate.
Tenuto in piedi su una superfi cie piana, piega le ginocchia.

5 Mesi
Giace sul dorso, solleva il capo dal cuscino. Siede con sostegno nella culla o carrozzina, e volge il capo dai due lati per guardarsi intorno.
Muove le braccia con rapidi movimenti volontari e le alza per essere sollevato.
Quando è aggrappato con le mani si solleva. Scalcia vivacemente a gambe alternate. È capace di rigirarsi su se stesso. Tenuto seduto tiene il capo stabilmente eretto e il dorso diritto. Prono solleva capo e petto, sostenendosi bene sulle braccia tese. Tenuto in piedi su una superfi cie piana, qualche volta, sopporta il suo peso sui piedi saltellando attivamente.

9 Mesi
Siede solo per 10-15 minuti sul pavimento. Può girare il corpo per guardarsi ai lati, mentre si sporge per guardare il giocattolo dondolante o raccogliere i giochi dal pavimento. E’ molto attivo in culla, in carrozzina, nel bagno. Avanza rotolando o torcendosi, tenta di strisciare. E’ capace di stare in piedi, tenendosi a un sostegno per pochi attimi,
ma non può chinarsi. Tenuto in piedi fa di proposito passi su piedi alternati.

12 Mesi
Siede bene per tempo indefi nito.
Può mettersi seduto da supino.
Striscia rapidamente sui 4 arti.
Si solleva in piedi e si lascia andar giù tenendosi ai mobili.
Cammina intorno ai mobili, spostandosi di lato.
Cammina se tenuto per una o due mani.
Può stare in piedi solo, ma per pochi attimi.

15 Mesi
Cammina con diffi coltà a gambe larghe, con le braccia leggermente
fl esse, tenute sopra la testa oppure a livello delle spalle per
bilanciarsi.
Si avvia da solo, ma spesso si ferma cadendo o inciampando nei
mobili.
Si lascia andare giù dalla posizione eretta per sedersi, cadendo poi
indietro con un colpo o a volte, cadendo in avanti sulle mani e
quindi tirandosi indietro per sedersi. Può tirarsi indietro da solo.
Striscia sulle scale. Sta in ginocchio senza aiuto, oppure con un
leggero aiuto, sul pavimento, sulla carrozzina, nel bagno o sul lettino.
È capace di piegarsi per raccogliere oggetti sul pavimento.
18 Mesi
Cammina bene coi piedi leggermente distanti; si ferma ed inizia a
camminare con sicurezza. Corre diritto e rigido con gli occhi fi ssi al
terreno uno o due metri davanti a lui senza però saper continuare
in presenza di ostacoli.
Spinge e tira grossi giocattoli, scatole ecc., lungo il pavimento. Può
portare grandi bambole o orsacchiotti mentre cammina. Si siede
su seggiolone o vi scivola sopra lateralmente. Si arrampica sulla
sedia d un adulto, poi si gira e si siede. Con l’aiuto di una mano,
sale le scale.
Striscia all’indietro giù dalle scale e talvolta scivola col sedere per
qualche gradino con la faccia in avanti. Raccoglie giocattoli dal
pavimento senza perdere l’equilibrio.
2 Anni
Cammina sicuro poggiando su tutto il piede, fermandosi, ripartendo
con facilità ed evitando gli ostacoli. Si accascia per riposarsi
o per giocare con un oggetto. Si rialza in piedi senza l’aiuto delle
mani. Tira la corda di giocattoli posti su ruote. Sale sulle sedie e
sale e scende le scale tenendosi alla ringhiera riunendo i due piedi
su ogni gradino. Lancia le piccole palle senza cadere e rincorre un
pallone tentando di colpirlo con un calcio.
2 Anni e mezzo
Corre ben dritto e velocemente, si arrampica facilmente su sedie e
mobili. Spinge e tira con facilità giocattoli di grandi dimensioni.
Gioca con un pallone calciando facilmente, sa saltare sui due piedi.
70 Scuola di Formazione in Psicoterapia Cognitiva – Vol. 1 Anno 2004
3 Anni
Sale da solo le scale alzando prima uno e poi l’altro piede mentre
scende ancora fermando i due piedi su ogni gradino. Corre tirando
o spingendo con abilità un giocattolo di grandi dimensioni girando
intorno ad angoli ed ostacoli. Sa andare in triciclo e sa curvare
se le curve sono ampie. Sa camminare in punta di piedi. Sa stare
per qualche minuto su un solo piede se glielo si mostra e si mette
seduto a gambe incrociate.
VISIONE E MOVIMENTI FINI
1 Mese
Fissa senza espressione la luce della fi nestra o un muro bianco.
Chiude gli occhi strettamente quando un raggio di luce brilla direttamente
entro 2-4 cm. di distanza.
Guarda un giocattolo oscillante o un sonaglio scosso sulla linea visiva
a 12 cm. e segue il movimento lento movendo gli occhi dal lato
alla linea mediana (alla stessa altezza della linea di sguardo) con la
faccia che compie circa 90° prima che il capo ricada di lato.
Guarda il viso della madre quando lo nutre o gli parla.
3 Mesi
E’ molto attento, particolarmente ai visi vicini; risponde col sorriso
ad un viso.
Muove il capo deliberatamente per guardarsi attorno.
Segue i movimenti degli adulti vicino alla culla, segue campanelli
o giocattoli dondolanti a 12-20 cm. sopra il viso per mezzo cerchio
da lato a lato (80°) e di solito anche verticalmente dal petto
alla fronte.
Osserva i movimenti delle proprie mani davanti alla sua faccia e
incomincia a unire e staccare le mani.
Riconosce il biberon e gli fa avidi movimenti di benvenuto, mentre
si avvicina alla sua faccia.
Guarda gli oggetti fermi alla distanza di 12-20 cm. per più di un
secondo, o due, ma è raramente capace di fi ssarli continuamente.
5 Mesi
Visivamente insaziabile. Muove capo e occhi con accanimento in
ogni direzione.
Muove gli occhi insieme, lo strabismo ora è normale.
Segue il movimento degli adulti attraverso la stanza.
Fissa immediatamente piccoli oggetti interessanti a 12-24 cm.
Appunti…
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Te r a p i a
Cognitiva
Scuola di Formazione in Psicoterapia Cognitiva – Vol. 1 Anno 2004 71
(giocattolo, campana, cubo di legno, cucchiaio, dolce) stende le
mani per afferrarli.
Usa l’intera mano per stringere.
Quando i giochi gli cadono di mano li cerca solo vagamente intorno
alla culla con gli occhi e battendo le mani o li dimentica.
9 Mesi
Si sporge, usa una mano per afferrare piccoli oggetti, non appena
li vede. Manipola oggetti con vivace interesse passandoli da una
mano all’altra rigirandoli, ecc.
Fruga nei dolci con l’indice.
Afferra con pollice e dita a forbice. Può appoggiare un giocattolo
contro una superfi cie ferma, ma non sa ancora lasciarlo cadere di
proposito.
Cerca nei posti giusti giocattoli caduti raggiungendoli con la mano.
Cerca giocattoli caduti dal bordo della carrozzina o del tavolo.
Osserva l’attività degli adulti, bambini o animali, a 3-4 metri, con
interesse vivace per alcuni secondi per volta.
12 Mesi
Raccoglie oggettini (cubetti, stringhe, dolci, briciole) afferrando
con precisione e usando pollice e indice a pinza. Fa cadere di proposito
giocattoli e li guarda cadere. Cerca in posti giusti giocattoli
caduti fuori dal campo visivo.
Indica gli oggetti che vuole prendere e che gli interessano.
Osserva giocattoli che corrono lungo il pavimento fi no tre metri.
Fuori casa osserva i movimenti della gente, automobili, ecc. con
sguardo intento.
Riconosce i familiari mentre si avvicinano a 6 metri di distanza e
anche di più.
Usa entrambe le mani liberamente, ma può mostrare preferenza
per una.
15 Mesi
Raccoglie nastri, caramelle e briciole, afferrandoli bene tra il pollice
e l’indice. Costruisce una torre con due cubi, quando gli è stato
mostrato.
Afferra una matita e scarabocchia dopo dimostrazione.
Guarda con interesse le fi gure di un libro e volta le pagine. Segue
con gli occhi il percorso di un cubo o di un piccolo giocattolo gettato
giù dal tavolo con energia.
72 Scuola di Formazione in Psicoterapia Cognitiva – Vol. 1 Anno 2004
Guarda piccoli giocattoli fatti rotolare sul pavimento fi no alla distanza
di due metri e mezzo. Indica con il dito, imperiosamente, gli
oggetti che vuole avere, sta in piedi alla fi nestra e guarda attentamente
per parecchi minuti quanto accade fuori.
18 Mesi
Afferra caramelle, perline, spilli, fi li ecc., immediatamente visibili,
con una presa delicata. Quando gli si dà carta e matita, spontaneamente
scarabocchia con la mano preferita. Se gli è stato mostrato,
costruisce una torre di 3 cubi. Si diverte con libri semplici di fi gure,
spesso riconoscendo i soggetti sulle pagine ed indicandoli col dito.
Gira le pagine 2 o 3 per volta.
Fissa lo sguardo su piccoli oggetti che dondolano a una distanza di
3 m. (può fare questa prova con ciascun occhio separatamente).
Indica oggetti interessanti a notevole distanza.
Comincia a mostrare una netta preferenza per una mano. (osserva
e va a prendere palle che rotolano ad una distanza di 3 metri. A
volte riconosce piccoli oggetti alla distanza di 3 metri).
2 Anni
Raccoglie bene ed in fretta spilli e fi li. Sa scartare le caramelle e
costruisce delle torri di 6 cubi. Su un foglio inizia ad abbozzare
delle forme circolari e dei puntini. Sa imitare delle linee verticali e
delle “V”. Ama guardare libri di fi gure girando la pagina una alla
volta. Riconosce i familiari nelle fotografi e. L’uso delle mani è ben
sviluppato.
2 Anni e mezzo
Costruisce una torre di 7 cubi ed allinea dei pezzi di legno per fare
un treno. Guardando un libro si sofferma sui dettagli delle fi gure.
Su un foglio traccia linee orizzontali, verticali, cerchi e anche segni
come “T” “V”. Si riconosce nelle fotografi e dopo che le abbia già
viste una volta. Riconosce dei giocattoli piccolissimi, sa accoppiare
dei cartoncini con singole lettere.
3 Anni
Costruisce una torre di 9 cubi e anche un ponte. Sa copiare su un
foglio cerchi, lettere sa fare una croce. Disegna un omino con la
testa e un altro segno che indica il corpo. Riconosce i colori fondamentali
e sa tagliare con le forbici.
Appunti…
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Cognitiva
Scuola di Formazione in Psicoterapia Cognitiva – Vol. 1 Anno 2004 73
UDITO E LINGUAGGIO
1 Mese
Colpito improvvisamente da rumori forti si immobilizza, trema,
ammicca, strizza gli occhi, tende gli arti, divarica dita di mani e
piedi, e può piangere.
Si blocca momentaneamente quando un campanello suona dolcemente
a 6-10 cm. dall’orecchio per 3-5 sec. con 5 sec. di pausa:
può muovere gli occhi verso il suono.
Smette di piagnucolare al suono vicino di una voce umana calmante,
ma non se sta urlando o mangiando.
Piange ostinatamente quando è affamato o scomodo.
Emette piccoli rumori gutturali quando è soddisfatto (nota: anche
i bambini sordi piangono o vocalizzano in questo modo rifl esso,
ma se molto sordi non mostrano il rifl esso di soprassalto al rumore
improvviso.
3 Mesi
Improvvisi rumori forti lo sgomentano ancora provocando ammiccamenti,
“strizzamento” degli occhi, pianti e soprassalti.
Si quieta del tutto e sorride alla voce della madre prima che lo
tocchi; ma non quando urla.
Vocalizza quando gli si parla o è contento.
Piange quando è scomodo o infastidito.
Si calma al suono del cucchiaio in una tazza o quello di una campana
scossa leggermente fuori dal campo visivo per 3-4 secondi, a
12-24 cm. dall’orecchio.
Può girare gli occhi verso il suono, la fronte può corrugarsi e gli
occhi dilatarsi, può muovere la testa da un lato all’altro come se
cercasse vagamente il suono.
Spesso si lecca le labbra ai rumori della preparazione del cibo.
Mostra eccitazione al rumore dei passi che si avvicinano, allo scorrere
dell’acqua per il bagno, ecc. (Nota: i bambini sordi invece
possono essere ovviamente scossi dall’improvviso apparire della
madre al fi anco della culla).
5 Mesi
Si volge subito alla voce della madre attraverso la stanza.
Vocalizza intonato, usando singole sillabe.
Ride, chioccia, squittisce forte durante il gioco.
Grida con fastidio.
Mostra una rispondenza evidente alle differenti intonazioni emozionali
della madre che parla.
74 Scuola di Formazione in Psicoterapia Cognitiva – Vol. 1 Anno 2004
Rispondenza a test uditivi per bambini: a 45 cm. da ogni orecchio
con corretta localizzazione visuale, ma può mostrare un leggero
ritardo di reazione.
Test impiegati: voce, sonaglio, tazza e cucchiaio, carta che scricchiola,
campana (2 sec. e 2 sec. di pausa).
9 Mesi
Vocalizza deliberatamente con signifi cato di comunicazione interpersonale.
Grida per attirare l’attenzione, ascolta, quindi grida ancora. Parlotta
armoniosamente ripetendo sillabe legate (mam-mam, pap-pap).
Capisce “no-no” e “ciao”.
Tenta di imitare i suoni vocali che gli adulti fanno per gioco (es.
schioccare di labbra, tosse, brr, ecc.).
(Immediata reazione localizzante ai test uditivi a 90 cm. dall’orecchio).
12 Mesi
Conosce il proprio nome e si volge se chiamato. Parlotta forte armoniosamente
e continuamente.
Mostra con movimenti adeguati che capisce molte parole del lessico
familiare. (es. nome proprio, dei familiari, spasso, pappa, micio).
Comprende semplici comandi associati a gesti. (es. dammi, vieni
dalla mamma, fa “ciao”, ecc.).
Imita giocosi vocalizzi adulti con allegro entusiasmo.
(Immediate reazioni test a un metro, un metro e venti cm.).
15 Mesi
Chiacchera ad alta voce liberamente, usando una vasta gamma di
infl essioni ed unità fonetiche. Dice da due a sei parole comprensibili
e ne comprende molte di più.
A tavola vocalizza desideri o bisogni; indica col dito le persone
familiari, animali, oggetti, ecc., quando gli viene richiesto. Capisce
ed obbedisce a semplici ordini del tipo: chiudi la porta, dammi la
palla, prendi le scarpe.
18 Mesi
Chiacchera continuamente con se stesso quando gioca. Usa da
6 a 20 parole in modo comprensibile e ne capisce molte di più.
Ripete la più importante o l’ultima parola che gli è stata detta.
Chiede gli oggetti desiderati indicandoli con forti suoni vocalici
o con singole parole. Gioisce alla fi lastrocca e tenta di cantarla.
Appunti…
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Cognitiva
Scuola di Formazione in Psicoterapia Cognitiva – Vol. 1 Anno 2004 75
Mostra i suoi capelli, quelli della bambola, le scarpe, il naso o la
bocca, se glielo si chiede.
2 Anni
Usa 50 e più parole in modo comprensibile, ma ne conosce molte
di più. Lega insieme due o più parole per formare semplici frasi.
Si riferisce a se stesso usando il proprio nome. Parla con se stesso
quando gioca Ripete ad eco le parole delle frasi che gli vengono dette
e chiede continuamente il nome degli oggetti. Si unisce nella recitazione
di fi lastrocche o canta. Indica con esattezza le parti del corpo.
2 Anni e mezzo
Usa più di 200 parole, ma nel discorso permangono degli infantilismi.
Conosce il proprio nome e cognome. Quando gioca parla con
se stesso di fatti accaduti e sa usare i pronomi personali. Balbetta
per il desiderio o per l’impazienza di parlare.
Gli piacciono le fi abe.
3 Anni
Possiede un ampio e comprensibile vocabolario, ma il discorso
contiene ancora degli infantilismi. Conosce la propria età e fa uso
del plurale o dei pronomi. Sa sostenere una semplice conversazione
e racconta esperienze passate. Fa molte domande, ama sentirsi
raccontare le favole e chiede la sua preferita.
COMPORTAMENTO SOCIALE E GIOCHI
1 Mese
Succhia bene.
Dorme la maggior parte del tempo quando non è nutrito o maneggiato.
Ha un’espressione vaga, ma tendente a diventare più attenta, progredendo
fi no a sorridere a 5-6 settimane.
Mani normalmente serrate, ma se aperte, può aggrapparsi al dito
dell’esaminatore quando gli tocca il palmo.
Smette di piangere quando viene sollevato.
3 Mesi
Fissa con gli occhi aperti il viso della madre quando lo nutre.
Comincia a reagire a situazioni familiari mostrando con sorrisi,
vocalizzi e movimenti eccitati che riconosce la preparazione del
cibo, bagno, ecc.
76 Scuola di Formazione in Psicoterapia Cognitiva – Vol. 1 Anno 2004
Risponde con evidente piacere all’essere coccolato, specialmente
quando questo è accompagnato da solletico scherzoso e suoni vocalici.
Tiene il sonaglio per alcuni momenti quando gli viene messo in
mano, ma raramente è capace di guardarlo nello stesso tempo.
5 Mesi
Ha mani capaci di raggiungere e afferrare piccoli giochi. Il più
delle volte usa le due mani, a cucchiaio, ma occasionalmente una
mano sola.
Porta tutto alla bocca.
Comincia a trovare i piedi interessanti e perfi no utili per afferrare.
Tocca con le mani la bottiglia, trattenendola mentre mangia.
Scuote il sonaglio deliberatamente per udire il suono, spesso guardandolo
allo stesso tempo.
E’ ancora amichevole con gli estranei, ma occasionalmente mostra
timidezza e persino leggera ansietà.
9 Mesi
Tiene, morde, mastica biscotti.
Mette le mani intorno alla bottiglia o alla tazza quando mangia.
Tenta di afferrare il cucchiaio quando è nutrito.
Chiaramente distingue gli estranei dai familiari e vuol essere rassicurato
prima di accettare i loro approcci.
Si stringe ad un adulto conosciuto e nasconde la faccia.
Ancora porta tutto alla bocca.
Prende la campana in mano.
Imita azione di suono agitandola o battendola sul tavolo.
Gioca al “cucù”.
Porge un gioco tenuto in mano ad un adulto, ma non può ancora
darlo rilasciando le dita.
12 Mesi
Beve dalla tazza con poco aiuto.
Tiene il cucchiaio ma è incapace di usarlo da solo. Aiuta quando lo
si veste tendendo braccio per manica, piede per scarpa.
Porta oggetti alla bocca meno spesso. Non sbava più.
Mette e toglie cubi da tazza o scatola. Batte cucchiaio in tazza per
imitazione.
Afferra campana per impugnatura e giocherella col batacchio.
Suona rapidamente e improvvisamente per imitazione.
Ascolta con evidente piacere suoni che ripete. Dà giochi ad adulti
Appunti…
del Centro
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Cognitiva
Scuola di Formazione in Psicoterapia Cognitiva – Vol. 1 Anno 2004 77
su richiesta e a volte spontaneamente.
Ama esser visto e ascoltato dagli adulti.
Dimostra amore verso i familiari.
Fa “ciao, ciao”.
15 Mesi
Regge una tazzina quando l’adulto gliela porge e la restituisce; tiene
il cucchiaio, lo porta alla bocca e lo lecca, ma non sa evitare che
il contenuto si rovesci. Mastica bene, collabora in modo costruttivo
quando viene vestito; si fa capire quando ha le mutandine bagnate.
Spinge giocattoli con larghe ruote, tenendoli per il manico su un
terreno piano. Raramente porta i giocattoli alla bocca.
Ripetutamente getta gli oggetti sul pavimento per gioco o per rifi
utarli; di solito senza guardarli cadere. Fisicamente è sempre in
movimento ed è intensamente curioso. Afferra ogni cosa a portata
di mano; emotivamente è labile.
Molto dipendente dalla presenza rassicurante dell’adulto. Necessita
di una costante presenza che lo protegga dai pericoli di esagerate
esplorazioni dell’ambiente.
18 Mesi
Solleva e regge una tazza con entrambe le mani. Beve senza rovesciare
molto. Mastica bene. Restituisce la tazza all’adulto. Tiene il
cucchiaio in bocca.
Si toglie le scarpe, le calze ed il berretto. Fa sapere di dover orinare,
mostrandosi inquieto e con suoni vocalici.
Normalmente non ha ancora il controllo degli sfi nteri.
Esplora l’ambiente con energia.
Non porta più i giocattoli alla bocca.
Ricorda il posto degli oggetti.
Con minor frequenza lancia oggetti sul pavimento per gioco o per
stizza. Imita azioni semplici come leggere un libro, baciare una
bambola, spazzare il pavimento. Gioca felicemente da solo, ma
preferisce essere vicino agli adulti. È ancora molto dipendente dai
familiari, specialmente dalla madre.
2 Anni
Solleva la tazza, beve e la rimette sul tavolo. Mangia con il cucchiaio
senza sporcarsi. Chiede se ha fame e sa masticare bene. Sa
mettersi cappello e scarpe.
Inizia ad accorgersi del bisogno sfi nterico, qualche bambino inizia a
rimanere asciutto durante il giorno. In casa segue la mamma e imita
78 Scuola di Formazione in Psicoterapia Cognitiva – Vol. 1 Anno 2004
i lavori domestici. Inizia il gioco simbolico.Richiede un’attenzione
costante dei familiari. Usa l’abbraccio per esprimere amore, stanchezza,
paura. Gioca vicino agli altri bambini, ma non con essi.
2 Anni e mezzo
Inizia ad usare anche la forchetta. Ha imparato a svestirsi, ma non
a vestirsi. E’ molto attivo, infaticabile e ribelle. Emotivamente è
molto dipendente dagli adulti. Guarda con interesse gli altri bambini
giocare e si unisce a loro.
3 Anni
Si lava faccia e mani, si toglie e si mette mutande e calzoni, ma
chiede aiuto per abbottonarsi. Ha raggiunto il controllo sfi nterico
di giorno e di notte. E’ più facile da trattare, è meno oppositivo.
Gli piace aiutare nei lavori di casa e in giardino e si sforza di tener
in ordine il suo ambiente. Gioca con gli altri bambini con i quali
sa condividere giocattoli o caramelle. E’ affettuoso con i bambini
più piccoli di lui e inizia ad avere la nozione di passato e presente.
BIBLIOGRAFIA
Bowlby J. Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento,
Raffaello Cortina Milano, 1989.
Celi F., Lambruschi F. Confi gurazioni di attaccamento genitoribambino
in età scolare e comportamento in contesti extrafamiliari,
Psicotererapia Cognitiva Comportamentale. V.2 n.2, 1996
Appunti…
del Centro
Te r a p i a
Cognitiva
Scuola di Formazione in Psicoterapia Cognitiva – Vol. 1 Anno 2004 79
DEPRESSIONE POST-PARTUM
“La relazione interrotta all’alba di una vita”
Emanuela Iacchia*, Marzia Mattei **
La storia che vorrei condividere con voi è quella di Anna, una giovane
madre di trenta anni. Anna è sposata da tre anni e ha un bambino
di quattro mesi che chiameremo Marco. Ha un diploma di scuola
superiore e da sempre ha giocato a pallavolo a livello regionale.
Tra i fattori di predisposizione alla depressione post-partum, in
Anna ci sono una storia passata di episodi depressivi.
Fin da piccola, infatti, Anna aveva fatto i conti con una madre
malata, spesso in ospedale, e un padre poco presente.
La morte della madre, avvenuta pochi mesi prima del matrimonio,
aveva buttato Anna in uno stato di depressione tale da mettere in
dubbio la relazione con il futuro marito: non voleva più sposarsi,
voleva rimanere in casa con il padre e le sorelle.
Anna poi si sposò e durante la cerimonia pianse molto pensando
che la madre non avrebbe potuto vederla “così bella”.
Il viaggio di nozze non andò meglio. Anna stette così male che il
marito, Carlo, decise di anticipare il rientro a casa pensando che
alla moglie avrebbe giovato rivedere le sorelle.
Anna aveva infatti due sorelle: una gemella, con la quale aveva
un rapporto ambivalente, e l’altra maggiore che le era stata molto
vicina dopo la morte della madre.
Un altro fattore di vulnerabilità era uno stile personale tendente al
perfezionismo.
In particolare per quanto riguardava la pulizia e l’ordine.
L’appartamento di Anna era sempre molto lindo e lei non aveva
mai smesso di pulirlo con attenzione, anche durante l’ultimo
periodo di gravidanza, quando si sentiva stanca e affaticata dal
lavoro di segretaria, protratto troppo a lungo per non dispiacere
al capo-uffi cio.
Il bisogno d’approvazione da parte degli altri, la paura di un giudizio
negativo, impedivano ad Anna di mettere dei “sani confi ni”
tra sé e gli altri.
Il giudizio più temuto era quello della suocera, che nel racconto
di Anna era arrogante e superba. Pretendeva che Carlo, marito
Iacchia
Emanuela*
Psicologa
psicoterapeuta
SITCC,
docente nelle
Scuole di
psicoterapia
di Torino,
Como, docente
al Master di
Psicoterapia
dell’età
evolutiva
organizzato
dal Centro
Clinico
Crocetta.
Marzia
Mattei**
Psicologa Psicoterapeuta,
socio ordinario
SITCC., socio
fondatore del
Centro Terapia
Cognitiva di
Como e docente
nella Scuola
di Formazione
in Psicoterapia
Cognitiva dello
stesso Centro.
80 Scuola di Formazione in Psicoterapia Cognitiva – Vol. 1 Anno 2004
di Anna, si recasse quasi ogni giorno dopo il lavoro ad aiutare il
fratello di sedici anni a studiare.
Questo faceva pensare ad Anna di essere al secondo posto nel cuore di
Carlo, e le ricordava di non avere una madre che si occupasse di lei.
Con l’inizio della gravidanza Anna aveva smesso di giocare a pallavolo
ed era stata sostituita da una compagna che sembrava cavarsela
abbastanza bene. Ciò aveva provocato in lei un sentimento
inaspettato di gelosia. Così, piano senza accorgersi, aveva diradato
le visite alla squadra e la pizza dopo le vittorie. Si giustifi cava
dicendo che la nausea e la stanchezza non la lasciavano uscire.
Rimaneva in casa e dedicava quelle ore alla pulizia.
Il momento del parto arrivò del tutto inaspettato: Marco infatti nacque
alla trentaseiesima settimana non lasciando alla giovane madre
il tempo di prepararsi alla nascita. Il travaglio fu lungo e il parto
diffi cile. “Marco”, disse Anna,”fu da subito un rompiscatole”.
Tutti questi avvenimenti nella vita di Anna, recenti e non, avevano
portato un elevato stress psicologico e pensieri negativi legati all’incapacità
di essere madre.
Anna provava un grande senso di colpa nel sentirsi stanca e nel
non riuscire a dedicarsi a Marco, colpa per non riuscire a portare a
termine tutti i lavori domestici con la stessa sollecitudine di prima,
solitudine per non avere accanto la propria madre, tristezza per
desiderare che Marco non fosse nato.
Quando Anna arrivò in studio, accompagnata dalla sorella maggiore,
che aveva preso l’appuntamento per lei, aveva con sé il piccolo
di quattro mesi che dormiva. Il tragitto in macchina l’aveva
addormentato. Anna decise di affi darlo alla sorella e d’iniziare da
sola il colloquio, ma dopo pochi minuti ci ripensò e andò a prenderselo
dicendo che si sentiva in colpa nel separarsi da lui, ora che
era così buono.
Nello studio adesso erano in tre: Anna che raccontava, la terapeuta
che ascoltava, osservava e accoglieva le sofferenze della diade
madre/bambino, e Marco che si stava svegliando.
Quasi subito Marco iniziò a piangere, d’un pianto interminabile,
Anna lo prese, lo rigirò, cercò di allattarlo, ma il bambino rifi utava
il seno. La madre aveva dei movimenti rigidi che innervosivano
Marco, lei cercava di superare con la voce il pianto del fi glio per
urlargli di smettere. Gridava verso la sorella, secondo lei responsabile
di non aver portato il succhiotto di Marco.
I tentativi della terapeuta di ricondurre il tutto a una situazione di
normalità sembravano cadere nel vuoto.
Appunti…
del Centro
Te r a p i a
Cognitiva
Scuola di Formazione in Psicoterapia Cognitiva – Vol. 1 Anno 2004 81
A casa c’erano spesso dei momenti come questi e si concludevano
con il pianto.
Il succhiotto fu trovato, la zia prese Marco e Anna iniziò a piangere
dicendo che era stanca e che tutto era troppo diffi cile.
Cosa stava succedendo?
Marco, attraverso il suo pianto, cercava di attivare a sé una madre
poco presente, una madre che soffrendo di depressione post-partum,
aveva con lui una relazione affettiva discontinua.
Facciamo un passo indietro…
L’immagine di un neonato immerso in una sorta di stato autistico
primario, non è più sostenibile. Oggi è chiaro che tutti i sistemi
percettivi del piccolo, funzionano già al momento della nascita,
e ciò che risulta più interessante percettivamente per il neonato,
fi n dai primi attimi di vita sono proprio gli altri esseri umani: il
viso della madre ancor più che il seno, la voce umana, le strutture
fonetiche del discorso.
In altre parole noi veniamo al mondo come “esseri sociali” già
dotati di una impalcatura percettivo motoria che ci orienta inesorabilmente
verso l’altro.
E’ evidente dunque, una continua e stretta interdipendenza tra
processi d’attaccamento e sé. Abbiamo bisogno di relazione, perché
solo all’interno di uno stato di relazione più o meno stabile e
solido, riusciamo a sviluppare un sentimento di noi stessi più o
meno stabile e coeso. Semplicemente, senza questa possibilità di
ordinare il mondo e noi stessi, non siamo in grado di vivere.
Gli esseri umani riescono ad acquisire una conoscenza di sé solo attraverso
l’interazione con gli altri signifi cativi del proprio ambiente.
Così, come impariamo a riconoscere noi stessi in uno specchio,
il bambino diventa consapevole di se stesso specchiandosi negli
occhi della madre.
Winnicot (1971) scrive che uno sguardo benevolo, accogliente, attento
dà vita a un bambino buono. Uno sguardo adirato, preoccupato,
ambivalente, dà vita a un bambino pauroso, ansioso, “cattivo”. Uno
sguardo assente a un bambino solo, triste, inesistente. Uno sguardo
che suscita paura, oppure spaventato, ad un bambino disorientato.
Ciascuno di noi viene al mondo con un’impalcatura biologica che
prevede un insieme di Sistemi Motivazionali e Comportamentali
(Liotti, 1983).
Il sistema motivazionale dell’attaccamento e specialmente il rapporto
di reciprocità con la propria fi gura d’attaccamento, è il primo
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elemento che consente al bambino di riconoscersi come individuo e
di stabilire i primi rapporti con il mondo circostante.
L’attaccamento diviene così la dimensione destinata a regolare e
organizzare l’insieme dello sviluppo psicologico e relazionale.
L’aver fatto esperienza di relazioni primarie connotabili in termini
di sicurezza, diviene il pre-requisito fondamentale per il dispiegarsi
armonico di tutte le altre competenze.
Complementare al Sistema d’attaccamento è il Sistema dell’accudimento
e cura.
Se c’è sintonia tra i due sistemi, cioè il bambino desidera cure
(Sistema dell’attaccamento) e la madre gliele dà (Sistema dell’accudimento),
possiamo defi nire che nella diade madre/bambino, la
relazione è sicura.
Bowlby (1958), sulla scia di Spitz (1946) negli anni 60 inizia ad
occuparsi di attaccamento; e Ainsworth (1982) all’inizio degli anni
80 evidenzia tre pattern d’attaccamento a secondo di come la fi gura
di attaccamento si rapporta con il piccolo.
Attaccamento sicuro: caratteristico dei bambini che nell’infanzia
hanno potuto mantenere un buon contatto con la madre anche di
fronte a situazioni nuove. Questi bambini, alla riunione con i genitori,
dopo la separazione, non presentavano esitamenti o rabbia,
ma ricercavano attivamente il contatto. La madre è disponibile.
Attaccamento ansioso/resistente: caratterizzato da diffi coltà di
esplorazione e da un forte stress emotivo al momento della separazione.
Al ricongiungimento con i genitori il piccolo mostra un
comportamento ambivalente: cerca il contatto, ma ha diffi coltà a
rilassarsi e calmarsi. La madre è imprevedibile e intrusiva.
Attaccamento evitante: caratteristico di bambini che mostrano
evitamento della madre al momento della riunione dopo la separazione.
La madre è indifferente, rifi utante, ostile.
M.Main (1986), accanto alle confi gurazioni centrali, defi nite dalla
Ainsworth, ha proposto una quarta categoria d’attaccamento.
Attaccamento disorientato/disorganizzato che vede un bambino
confuso e indecifrabile al momento della separazione e disorientato
al ricongiungimento. La madre è spaventata e spaventante.
I sintomi o i disturbi comportamentali ed emotivi dei bambini possono
ritrovare un senso preciso solo collocati all’interno dei legami
d’attaccamento. Nel modello clinico cognitivista i sintomi non
servono ad esprimere confl itti sessuali o aggressivi, né tanto meno
gestire dinamiche di potere all’interno dell’assetto familiare.
I sintomi vanno interpretati in chiave affettiva e di cura reciproca
della relazione madre/bambino.
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Marco attraverso i suoi comportamenti voleva attivare a sé una
madre con una relazione con lui “intermittente”.
La realtà era per Marco ansiosa, imprevedibile e minacciosa.
In contesti relazionali di tipo ansioso-resistente, come nella diade
Anna e Marco, la percezione e il vissuto che i genitori hanno del
bambino, interpretando i comportamenti in un’ottica cognitiva,
tende a slittare da connotazioni agonistiche del tipo “rompiscatole”,
“tiranno”, verso connotazioni affettive del tipo “fragile, desideroso
di bene” (Lambruschi, 2004).
Ritorniamo ora ad Anna e Marco…
Nel corso della terapia, Anna ha recuperato un rapporto con
Marco. E’ stata capace di allontanare i suoi sensi di colpa legati
alle pulizie della casa, attribuendo un maggior valore al compito
sociale ed emotivo di allevare il fi glio, che a fi ne giornata era meno
tangibile, come lavoro fatto, rispetto al sistemare la casa.
Si staccò dal timore del giudizio della suocera. Sviluppò un maggior
senso di competenza come madre, concentrandosi sulle esperienze
positive che faceva vivere a Marco e lei viveva con lui. Riuscì
a mettere in discussione le sue idee rigide sul “dover essere sempre
a disposizione degli altri”; imparò a chiedere aiuto al marito che si
dimostrò pronto ad esserci in modo signifi cativo e stabile.
Così attraverso un processo di ristrutturazione cognitiva, Anna fu
in grado di risolvere in modo più realistico e fl essibile il confl itto
tra essere madre, sposa, sorella, nuora, donna che lavora e sportiva
,con il risultato di diminuire la sua sofferenza.
Cominciò a vedere il suo bisogno di sostegno come legittimo e non
come indice di un fallimento. Cominciò a gioire e a godere del rapporto
con Marco, non vissuto come intruso e tiranno nella sua vita,
ma a rapportarsi con lui in modo piacevole, mettendosi in sintonia
sui suoi bisogni, e ricavandone entrambi benefi cio e gioia.
BIBLIOGRAFIA
Ainsworth M. Patterns of infant- mother attachment: antecedents
and effect on development. Accad. Med N.Y. (1985)
Lambruschi F. Psicoterapia cognitiva dell’età evolutiva. Bollati
Boringhieri, Torino (2004)
Lambruschi F. La prospettiva cognitivo-evolutiva come trama
esplicativa e come guida terapeutica nei disturbi dell’età evolutiva.
Sci. Interaz., vol. 2 N. 2-3 (1955)
Main M. Avoidance in the service of attachment; a working taper.
Barlow (1981)
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